A me il Carnevale ha sempre messo un po’ di tristezza.
Forse sarà che bene o male ci si maschera poi sempre dagli stessi personaggi (strega, principessa, mummia, clown, Batman, dottore, zombie, personaggi dei cartoni o per chi non ha voglia di sbattersi troppo, fantasma…). Forse perché ci si aspetta di essere tutti allegri al limite del grottesco, sparando battute che non fanno ridere, ballando canzoni che non ci piacciono e ridendo con tutti. O forse perché alla fine a Carnevale non si fa altro che mettersi l’ennesima maschera, per coprire quelle di tutti i giorni. Ma a Carnevale ogni scherzo vale…e ogni cosa è lecita. È un po’ come il giorno di libertà, quello in cui si fa tutto quello che si vuole, quello in cui ci si dimentica delle regole e si fa “baracca”…per poi pentirsi il Mercoledì delle Ceneri e fare i fioretti durante la Quaresima.
Mi ricordo la prima festa di Carnevale alla scuola materna: eravamo tutti vestiti da Cinesi: maglia rossa di poliestere, pantaloncini larghi neri, cappello a cono e tanto trucco in faccia, compreso il rossetto rosso! Io ho sempre avuto la forma degli occhi un pochino a mandorla e con la riga che mi aveva fatto la maestra potevo benissimo passare per cinesina, se non fosse stato per i capelli chiari. Quel costume era veramente carino. Peccato che ogni anno a Carnevale si ritirava puntualmente fuori e alla fine tu eri sempre la solita cinesina, solo con braccia e gambe più lunghe, che sbucavano ogni anno sempre di più dalle maniche e dai pantaloncini.
Alle Elementari tutte le bambine si vestivano da dama o principessa. Io non ho mai capito perché invece mi dovevo vestire da Clown: un costume colorato (e io ho sempre detestato le cose troppo colorate) cucito a mano da quella santa donna della zia Gina. Sicuramente un maschio di 9 anni se lo sarebbe anche messo senza problemi, ma per me, che già mi vedevo brutta e goffa, significava condannarmi a non avere nessun bambino che mi guardasse con occhi a cuore, e nessuna bambina che mi guardasse senza quell’aria di pietà, mentre sventolava il suo ventaglio da damina. Già ero poco bellina nella mia fase pre-adolescenziale, poi avevo zero autostima, avevo paura della mia ombra e faticavo a farmi amicizie durature…ci mancava il costume da Clown a rovinarmi del tutto la vita!
Quindi per me il Carnevale è sempre stata una sofferenza. Odiavo vestirmi da cose che non volevo, odiavo la musica che si metteva su alle feste e odiavo i confetti che mi si infilavano sotto la maglia e nelle scarpe. E odiavo le stelle filanti che si appiccicavano sotto la suola delle scarpe.
Verso i 12 anni vinsi e ottenni di mandare in pensione il vestito da Clown (che era nel frattempo diventato piccolo, e quindi ora toccava a mio fratello metterselo 😈). Così mi comprarono una maschera da Biancaneve. Ma solo quella. Niente vestito. Era bella, ma essendo a faccia intera e di plastica mi faceva sudare e respirare male…quindi durava solo pochi minuti poi la dovevo togliere. Però con quella addosso mi guardavo allo specchio e mi vedevo proprio bella!
L’unico aspetto positivo del Carnevale erano le castagnole della mamma, che ogni anno si faceva forza e ne cuoceva una quantità industriale da portare a scuola, al lavoro da lei, al lavoro da mio babbo e da tenere in casa per gli ospiti. Lei odiava farle per via del cattivo odore del fritto e della cucina che poi era da pulire a fondo. Ma le ha sempre fatte, come da tradizione…e credo che le faccia ancora…chiederò conferma 😁
Mamma mia quante ne mangiavo! Quelle con l’Alchermes poi mi piacevano più di tutte, perché rimanevano più morbide.
Poi a casa della nonna Silvia c’erano sempre le frappe, o chiacchiere. E anche di quelle facevo il pieno. In pratica il periodo di Carnevale era il periodo dell’ingrasso…tanto poi dal mercoledì si faceva la dieta con sedano e stracchino per la Quaresima!
Quando sono stata grande e avrei potuto scegliermi i vestiti che volevo, mi sono ribellata al fatto che ci si doveva vestire, quindi non ricordo di aver partecipato a molte feste, almeno mascherata. Poi è subentrato Halloween e lì invece mi divertivo a vestirmi da strega o dark lady e ad andare alle feste. Ma era un altro tipo di festa…
Il periodo di Carnevale però più brutto in assoluto l’ho vissuto 16 anni fa, in Germania. Il lunedì grasso (Rosenmontag, 3 marzo) ero andata a Colonia con altri amici per il famoso carnevale di Colonia, che è uno dei più grandi in Europa e uno dei più antichi (si festeggia dal 1823).

Fu una giornata piena di emozioni contrastanti perché DOVEVO essere allegra ma non lo ero. Avevo un triste presagio dentro di me, una specie di ombra che mi toglieva la luce della festa. Pensavo a mio babbo, in un letto d’ospedale in Italia. E avevo una sensazione strana che mi provocava una sorta di gelo e ansia. Dovevo divertirmi ma volevo solo piangere e spaccare tutto.
Dicono che il sangue parli…beh deve essere così, perché il giorno dopo, il 4 marzo, mio babbo ha esalato il suo ultimo respiro.
Quindi no, il Carnevale non è la festa per me. Ora che ci penso devo ancora trovarla la festa per me. Forse non sono solo il tipo da feste “comandate”. Forse la mia idea di festa è semplicemente diversa. O forse non esiste proprio.
Quando ho avuto i bambini ovviamente ho fatto la mia parte e a qualche festa mascherata li ho portati anche io: vedere tutti quei nanetti vestiti colorati mi ha sempre fatto sorridere. Ma il vuoto dentro non me lo ha mai tolto niente e nessuno.
Qui in Australia il Carnevale invece non si festeggia e non esiste (ci si maschera solo per Halloween), quindi almeno me lo evito facilmente, così come mi evito l’atmosfera festaiola.
Però una cosa mi manca: strafogarmi di castagnole e frappe….magari chiedo alla mia amica Annapaola dalle mani d’oro 🙌
Per approfondire:
• Annapaola D’Alessio e le sue ricette: www.annapaoladalessio.com . Tesoro mio, la ricetta delle castagnole ce l’hai? 😊

Pronta la ricetta delle Castagnole! Domani spero di scriverla!